- 14 lug
Yoga e journaling: perché li propongo insieme
- Ada
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Meditare è potente, su questo non ci sono dubbi. Ma, ammettiamolo: meditare è anche terribilmente difficile. L'idea di fermarmi, immobile, mi ha sempre fatto paura. Il mio corpo e la mia mente, davanti al silenzio assoluto, spesso si ribellano. Ci sono giorni in cui ci riesco, certo, ma sono molte di più le volte in cui finisco per rinunciare, perché la staticità diventa "troppo".
Poi, però, negli ultimi anni, ho iniziato a uscire spesso dalla mia zona di comfort con gli sport di montagna e ho capito una cosa fondamentale: ho aumentato il mio tempo di meditazione, semplicemente cambiando forma.
In inverno, passo ore a risalire una montagna con le pelli. Non c'è fiato per parlare; resto sola con i miei pensieri. Tra un mantra in cui mi ripeto di essere abbastanza forte e uno in cui mi convinco che le mani non mi si congeleranno (non questa volta!), mi ritrovo a meditare per ore. In estate, in cima a una cresta con centinaia di metri di vuoto sotto di me, entro nel mio "metro quadrato" di spazio e il respiro mi guida per ore tra paura e controllo.
Insomma, ho capito che meditare ha mille forme. A volte, l’ossessione di inseguire la forma "ideale" — quella classica, fermi e immobili — è esattamente ciò che ci impedisce di meditare davvero. È come quando pensiamo che per fare yoga dobbiamo per forza toccarci i piedi: ci blocchiamo prima ancora di iniziare.
Durante i miei ritiri, non posso portarvi su un bordo di un precipizio o farvi affrontare una salita con le pelli, ma posso darvi carta e penna. Propongo il journaling proprio per questo: per meditare in un altro modo. Uso il movimento della mano sul foglio come un’ancora per supportare la mente e impedirle di perdersi nel caos dei pensieri.
E non deve essere per forza scrittura creativa o frasi da libro di poesie. Potete scrivere parole sparse, fare disegni, tracciare forme. È un flusso, un dialogo che prende corpo sulla pagina. Per farlo, ho scelto di affidarmi alla bellezza dei quaderni di Officina 103, perché scrivere richiede uno spazio speciale, un supporto che sappia accogliere quello che la nostra mente decide finalmente di lasciar andare.
La meditazione non è solo assenza di movimento. È presenza. E se quella classica vi spaventa o vi annoia, non preoccupatevi: la meditazione vi aspetta comunque, basta solo trovare la forma che fa per voi. A volte, per essere presenti, abbiamo solo bisogno di una penna, di un foglio bianco e della voglia di non cercare il traguardo, ma di godersi il viaggio — parola dopo parola, centimetro dopo centimetro.